Il terreno fertile dell’accoglienza

Il terreno fertile dell’accoglienza

L’accoglienza permette la trasformazione ed in essa le dinamiche della violenza si trasformano in dinamiche di pace.

Quando non vivi i tuoi talenti, le tue qualità, i tuoi valori dentro di te si scatena una guerra, inizia l’agitazione, la depressione, la confusione ed i conflitti; ma i conflitti e tutto lo stato di malessere non rimangono solo all’interno, cominciano ad espandere ed invadono l’ambiente sociale.

Se una spugna è impregnata di acido, quando entra in contatto con qualsiasi altro corpo esterno a lei, trasmette solo acido.

Quando ti soffochi non vivendo le tue qualità, i tuoi talenti, dentro di te vivi l’acido della tensione e depressione, l’acido della confusione, l’acido della incomprensione, e della incapacità di amare. Questo acido corrode la tua vita.

Quando incontri altre persone necessariamente trasmetti il tuo acido che corrode e distrugge anche i rapporti interpersonali.

E’ facile comprendere da dove nascono le violenze e le guerre.

Nascono dalla negazione di se stessi, di quelle che sono le forze che ci animano e che vorrebbero essere vissute pienamente, quelle forze che vorrebbero farci fiorire in quella qualità unica e irripetibile che è ognuno di noi.

Perché un ragazzo di 16 anni dovrebbe rinunciare alla vita?

Perché nel suo intimo sa di non avere nessuna prospettiva di vita dignitosa.

Una VITA è tale quando un essere umano può esprimere le sue capacità e qualità Che ti fanno sentire di servire a qualcosa e qualcuno.

Non si nasce con le qualità cromosomiche del “padrone” e dello “schiavo”.

Ogni persona nasce con un bagaglio unico di qualità creative che hanno il diritto di essere vissute, e che ognuno di noi ha il dovere di vivere.

Dal momento che sei nato hai il diritto di vivere le tue capacità e qualità.

Dal momento che sei nato hai il dovere di difendere il diritto all’uso delle tue capacità.

Da Baba Bedi ho appreso l’importanza dell’accoglienza.

Non so se diventerò mai accogliente, per ora comprendo soltanto che il terreno dell’accoglienza è quello fertile dove possono affondare radici profonde tutti gli individui che desiderano crescere pienamente.

Se il terreno non è accogliente le radici non entrano e se le radici non entrano come può una pianta crescere e svilupparsi.

In una montagna di marmo non affonda nessuna radice.

Il marmo è duro.

In terreni duri le radici non possono entrare.

I contadini lo sanno bene come ammorbidire il terreno.

Ci siamo forse dimenticati della saggezza dei contadini?

Se vogliamo avere frutti rigogliosi, dobbiamo seminare in terreni morbidi ed accoglienti.

La roccia ed il marmo, sono sterili, sono impenetrabili, non sono il terreno adatto per mettere radici.

Il nostro compito è quello di ammorbidire i nostri terreni, di eliminare le durezze che sono presenti in essi, affinché un domani il terreno desolato possa ricoprirsi di piante meravigliose che portano frutti copiosi.

Osserviamo i nostri giovani, osserviamo dove poggiano le loro radici.

Che tipo di terreno è quello dove timidamente cercano di affondare le loro radici?

La sordità, spesso gli adulti sono sordi alle giuste richieste dei giovani e ai loro bisogni.

L’indifferenza, la società di coloro che contano è spesso indifferente verso coloro che non contano, che non hanno potere.

L’arroganza, con la quale spesso ci vestiamo è solo un segno della nostra pochezza e insicurezza.

Le paure che non siamo capaci ad affrontare, pretendiamo che diventino anche le paure dei nostri figli (mal comune mezzo gaudio).

La bellezza del silenzio.

Il silenzio accogliente crea uno spazio ed in quello spazio l’altro può esprimersi, può dire la sua, può esprimere le sue emozioni, i suoi sentimenti, può esprimere le sue capacità creative.

Nessuno cerca un giaciglio di sassi per riposare, ricerchiamo tutti un luogo morbido nel quale poterci abbandonare.

L’accoglienza profuma di gentilezza, di morbidezza, di libertà, di pace, di armonia, di serenità.

L’accoglienza è la madre sacra che crea, genera e rigenera.

Che la Luce renda morbidi i nostri cuori induriti e getti i semi della accoglienza

Moreno

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